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Urfidia è così morbida che si spezza con un grissino [entries|archive|friends|userinfo]
darth_lily

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Conversazione [Nov. 19th, 2008|03:00 pm]
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 e: Questa ragazza è meravigliosa, capelli castano chiari, occhi verdi, tanti buchi nelle orecchie, naso e bocca senza precedenti storici..insomma bellissima

sisteri - guarda le foto - : ma a me non pare così fica

e: La cosa che mi irrita di lei è il fatto che sia fricchettona..quelli che giocano coi birilli, che fanno girare palline colorate, ma io dico per quale cazzo di motivo devi avere tutta 'sta voglia di vivere?

sisteri: Stai scherzando?

e: Assolutamente no. Mi domando che voglia c'abbia.

sisteri: Ma sei fuori?

e: Io no, ma tutte queste persone convinte che il mondo possa essere bello mi sembra che stiano lì ad aspettare un'inculata imminente. E allora mi dico: basta ammettere che fa tutto schifo e tirare innanzi perchè si deve, punto, no?

sisteri fugge colle mani nei capelli
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ma nu [Nov. 17th, 2008|10:19 pm]
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è inquietante, ma mi somiglia davvero.
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Cracking bones make noise [Nov. 17th, 2008|12:23 pm]
[Current Music |breakable - ingrid michaelson]

Io non sono fragile.
Io non sono una roccia.

Mi piace poggiare la testa sulle tue gambe e sentire le tue mani carezzarmi i capelli. Mi piace vedere volante e cruscotto da lì in basso, colla testa sulle tua gambe, mentre sento le altre macchine che vanno e l'autobus che fa tremare i finestrini. In quei momenti io non sono la tua compagna, non sono la tua amante; quando poggio la testa sulle tue gambe sono una persona sperduta che vuole bisbigliare nel buio. Distolgo gli occhi da tutto e ti racconto, mi racconto, di quelle cose che non sono abbastanza coraggiosa da dire quando sono tutti quei ruoli che devo essere. Di tutte quelle cose che tengo in una porticina nascosta nella gola. E tu sai che non puoi chiedermi troppo, niente spiegazioni, poche parole, ma è quanto basta per farmi stare bene. 

Io sono una roccia fragile.
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Mani [Nov. 14th, 2008|03:55 pm]
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[Current Music |cure - a lette to elise]

 Il getto dell'acqua era gelido e nel lavarsi le mani avvertì un leggero fremito. 
Di colpo tutta la stanchezza accumulata le piompò addosso e non potè far altro che sedersi sul bordo del water, continuando a sfregarsi le mani col sapone. Tirò indietro la testa per scacciare una ciocca dagli occhi, per tirare via i pensieri pesanti, per guardare il bianco del soffitto schierarsi contro di lei. 
L'acqua rossa accumulatasi nel lavandino non accennava a scemare.
Prese amuchina e spazzolina dalla borsa e si mise d'impegno a sfregare  le dita. Ci mise un po' a levar via da sotto le unghie le lunghe e filose striature rosse. Sembravano quasi capelli. Sembravano avere radici sotto pelle. 
Cazzo, dovrò ridare lo smalto - pensò osservandosi le dita affusolate, le unghie curate e precise, con quello smalto rosa che avrebbe dovuto essere tirato alla perfezione. Ma ormai era andato. Diede uno sguardo all'orologio per controllare il tempo a disposizione: impossibile passare da casa per rifare una french manicure e di sicuro non poteva avvisare così su due piedi l'estetista. Cazzo, le sarebbe andato di traverso l'aperitivo.
Fa niente - si disse - non è il momento di mettere in dubbio la mia vita sociale per via di un paio unghie rovinate.
Riordinò mentalmente le idee e cominciò a controllare tutti i dettagli affinchè non divenissero altro che i perfetti dettagli del suo piano.
Si sentiva stanca, molto stanca. Avrebbe voluto solo poggiare la testa sul bordo del lavandino e perdersi nello sciabordio dell'acqua, ma non poteva permettersi ritardi o sbagli. Doveva reagire, e subito. 
Tirò ancora indietro la testa e spinse indietro gli occhi, come a volerli far rientrare, come a volerli nascondere dentro. Poi li strizzò forte e infine si diede una rapida sbirciata allo specchio. Anche lì tutto a posto. 
Sciacquò bene il lavandino.
Si asciugò le mani e sistemò qualche ciocca fuori posto col pettine sottile. 
Di nuovo, nel guardarsi allo specchio, avvertì quella pesantezza, quella stanchezza nelle ossa. Anche la faccia era tirata, le labbra contratte in una smorfia e le sopracciglia eccessivamente superbe. Si massaggiò le tempie, dopotutto doveva farlo. Non poteva rovinare tutto per una schiocchezza. Se avesse raccontato la verità gli altri non avrebbero capito. Non avevano mai capito. Lei non voleva mentire, era una cosa che non le piaceva, trovava subdolo ingannare gli altri, ma così, questa volta, doveva essere. Non c'era altra soluzione.

Era questo che la snervava: la menzogna.
Perchè - si domandava - dovrei mentire?
Il problema non era in lei, ma negli altri, che, puntualmente, di fronte alla verità si scandalizzavano a morte. Per lei non ci sarebbe stato nessun problema nel dire apertamente che, sì, quella stupida filippina l'aveva uccisa lei. Non era la prima volta che la incontrava nei bagni dell'ufficio, attorcigliata su quel moccio schifoso. E non era la prima volta che le schizzava il completo. E no. Ce n'erano state altre e ogni volta che la pregava di fare attenzione la stupida annuiva e sorrideva, probabilmente nemmeno conosceva l'italiano. Pezzente. 

Ripassò il rossetto, stirò ben bene le pieghe della gonna, scavalcò con un paio di Dior il cadavere ed ancheggiando si diresse verso l'uscita del bagno.

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Musical [Nov. 13th, 2008|06:57 pm]
[Current Mood |'na biscia]

 Mia mamma si è schiantata lungo un corridoio, perchè è scivolata.
Non ho visto la scena, ma avrei voluto esserci...due risate prima della tragedia.


"Ora sono stanca e indolenzita"
Figlia minore: "Che novità.."

"Dovrete cucinare voi!"
Figlia minore: "Tanto per cambiare"

"Dovrete rifare i letti! Pulire, stirare e.."
Figlia maggiore: "Mamma, senza offesa, ma ti stai rendendo ridicola"

"Hai ragione. Vorrà dire che continuere a fare quel che già fate e io mi riposerò comunque"
In coro: "Viva la sincerità"


Facciadachiulo ha dormito tutto il giorno, ha letto, ha ricamato. Da piccolo ti inculcano l'immagine di un bel donnone materno, regina del focolare, che spignatta, pulisce e rende la famiglia felice. Scoprire che la realtà è totalmente diversa è abbastanza rassicurante.


Da un certo punto di vista.
Dall'altro ti porta a diventare un'autentica Mami nell'anima.
 

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Metafisica dei gusti lungo tubi confusi [Nov. 11th, 2008|03:33 pm]
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[Current Music |age of consent - new order]

 
 Mi piace mangiare il cono gelato. Odio le coppette: dita fredde e un cucchiaiano a separare la mia voglia dalle papille gustative. 

Ho passato intere estati a studiare i riflessi e l'inconscio dei gelatai: come costringerli - senza dirlo esplicitamente - a mettere sotto il cioccolato (così cola nel cono) e sopra l'altro gusto (buono certo, ma meno del cioccolato, dunque deve durare meno)?
Non si hanno poi molte varianti:
"Cioccolato e pera" - e mette sotto la pera
"Pera e cioccolato" - e mette sotto la pera
"Mi mette tanto cioccolato e poca pera?" - e mette sotto la pera

Conclusione: il cioccolato sta sempre sopra perchè è il gusto che va per la maggiore e devono farselo bastare per il pomeriggio.

Il consiglio: con astuti ed abili movimenti di lingua si può sbattere da un lato il cioccolato (che sta sopra, ovviamente), si mangia solo l'altro gusto di gran fretta (così cola poco nel cono), a questo punto si mette in centro il cioccolato e si mangia con calma ed estrema soddisfazione. Questo è uno dei motivi per cui quando mangio il gelato mi assento mentalmente e rivolgo agli astanti il mio miglior sguardo d'allocco.

 Ci sono volte, però, che il gelataio è incompetente e mette le palline a casaccio (di modo che non posso giocare) o non ho molta fame e, nonostante la golosità, sono costretta a gettar via il cono. Mi succede la stessa cosa anche colle avventure di Hap e Leonard, arrivo a metà e mi stufo, non ho più voglia di leggeremangiare. Basta. Cono e libro hanno fatto il loro tempo e non sono stati abbastanza bravi da guadagnarsi la mia attenzione. Però succede solo con Hap e Leonard.
 Tempo addietro accadde anche a Buzzati, cercai disperatamente di leggere Il segreto del bosco vecchio a tredici anni, ma non c'era nulla da fare..era assolutamente improponibile: noioso, inutile, melenso, infantile. Ora oltre ad averlo apprezzato l'ho pure digerito. 

 Analfabeta, alias sorella piccola, sta leggendo Twilight (bestseller per vagine adolescenti) e continua a squittire rigirandosi sul letto. Anch'io leggevo romanzetti rosa - alle elementari. Alle superiori ci si dilettava con Cime tempestose che, sebbene per me non sia proprio LA chicca, almeno aveva un personaggio coi contro cazzi: Heathcliff (più conosciuto come: misunetcliff). Ovviamente niente squittii, piuttosto tentativi di soffocamento nel cuscino: il dramma fisico s'adattava perfettamente al romanzo.




Nonna: Che cosa vuoi fare da grande?
elisa: Leggere
N: Non si vive di solo questo, lo sai?
e: Ah no?
N: No
e: Allora guarderò film
N: Neanche questo basta
e: Ascolterò tanta musica
N: Devi trovare un lavoro! 
e: Per forza?
N: Sennò sposati un uomo ricco
e: I ricchi non leggono e non capiscono niente di cinema e musica
N: Che t'importa?
e: Nonno legge, ascolta Jannacci e gli piacciono i film americani dove tutti sparano
N: Nonno non è mica ricco
e: Eh l'hai sposato tu mica io.


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Madeleine affogante 3# [Nov. 9th, 2008|03:52 pm]
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Quand'ero piccola andavo matta per le avventure di Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Mi chiudevo in bagno, mi sedevo sul cesso, aprivo la finstra per vedere le nuvole e cominciavo a leggere.

Io non ricordo nulla di quei libri, ma conosco ancora molto bene quello che mi spingeva a leggerli. Quando so di non poter reagire, quando sento l'immobilità dell'anima agitarsi inutilmente, allora capisco che devo scappare. Così tengo la finestra aperta per avere l'aria viva sulla faccia, per sentire il respiro affannato farsi via via più regolare, fino a perdonare e dimenticare. Il libro aperto sulle ginocchia, non è solo un libro, lui è la mia arma, è il jet personale che mi porta lontano lontano dallo schifo che non voglio vedere o mi rifiuto di essere. Il libro mi aiuta a sopportare e rimuovere, così, anche se per poco, io non sono elisa, ma altro, non sono qui, ma altrove.






Lontano lontano.
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Caro il mio assistente la tua matitina te la metto nel culo per ritrovarti il cervello..ringraziami! [Nov. 6th, 2008|03:08 pm]

 
Dopo un mese di totale abbandono riprendo in mano l'elaborato critico (alias tesina) per l'esame di letteratura italiana contemporanea. Avevo perso ogni speranza e pazienza a riguardo, ma dato che mi tocca sostenerlo per forza e che facendo i presuntuosi non si arriva da nessuna parte, ho riletto con calma le correzioni del simpatico assistente.

Eccovi un breve estratto della mia introduzione:

"Uomini e no, il romanzo scritto tra il 1943 e il 1944 da Elio Vittorini e pubblicato nella primavera dell’anno successivo per Bompiani, è pervaso da una duplice venatura, che ne costituisce la cifra stilistica."

L'assistente non apprezza l'idea della venatura. Giusto, ha ragione, evitiamo di fare i fricchettoni anche in letteratura.
Non gradisce nemmeno il verbo pervadere in questo contesto, ma io non accetto facilmente la sostituzione di un termine con un altro sinonimo per via di due motivi fondamentali:
- il giochino perverso delle sostituzioni lo fai alle elementari o, se preferisci, con tua sorella..non mi pigli per il culo
- se IO entità scrivente - che già normalmente durante gli esami non posso contraddire alcun luminare a voi caro, oh ciuccia calzini del signor Spinazzola, pena l'esito nefasto della prova - scelgo deliberatamente di usare un termine specifico e questo non è errato, tu non devi azzardarti a sostituirlo inutilmente per il solo piacere di evidenziare il fatto che tu stai dietro una cattedra mentre io sono davanti.

per||de|re

v.tr.
CO
1 di una sostanza aeriforme, di un odore, penetrare e diffondersi in un luogo in modo omogeneo e capillare: il profumo di caffè pervade la stanza
2 fig., di un sentimento o una sensazione fisica, impressionare fortemente, prendere in modo esclusivo l’animo o la mente di una persona: fu pervaso dallo sgomento,
da un senso di stanchezza


per|cór|re|re
v.tr. (io percórro)
CO
1 compiere un tragitto, coprire una distanza a piedi o con un mezzo di trasporto: il treno percorre la distanza in trenta minuti; p. una strada, un sentiero: seguirlo camminando o viaggiando; anche fig.: p. brillantemente una carriera, ricoprire cariche successive
2 passare attraverso, attraversare in tutta l’estensione o in parte, sia senza fermarsi sia compiendo soste: abbiamo percorso il sud della Spagna in dieci giorni, il Po percorre tutta la Pianura Padana | fig., guardare, osservare facendo scorrere lo sguardo: p. con lo sguardo un panorama
3 LE fig., trattare per sommi capi, esaminare rapidamente: dopo aver percorso ... il processo del giudizio morale nella storiografia (Croce)

Per me è la cosa più svilente del mondo dover sostituire pervaso con percorso. Io volevo dare una sfumatura particolare che ha solo il pervaso e che il percorso non dà. Uomini e no è pervaso fisicamente, non è percorso. E' intriso di duplicità, non è attraversato dalla duplicità: e sono proprio queste cose a fare la differenza.


Ok. 
Lo ammetto: sono presuntuosa, pur essendo ignorante, e molto pignola, pur continuando ad essere ignorante, ma se c'è una cosa che mi dà sui nervi è dover rifare un lavoro ben fatto per una serie di correzioni ridicole: come il gioco del Trova i sinonimi! e, come se non bastasse, dover per di più passare i miei venerdì pomeriggio a ricevimento..arrivare in orario e dover aspettare che Simpatia torni dalla pausa pranzo sempre con almeno mezz'ora di ritardo.
La prima regola per dimostrare che sei intelligente e sapiente è: non dimenticare mai il rispetto per gli altri. Tu arrivi in ritardo a un colloquio con trenta studenti, che ti aspettano arroccati sulla scala del dipartimento? Bene, sarà di dominio pubblico che tu non vali nemmeno una cicca di quello che insegni e predichi.
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Happy birthday to you [Nov. 5th, 2008|12:06 am]



Buon compleanno all'Uomo che c'ha tutto deppiù e niente di meno.

Per me è bello anche incanutito.

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Non tutti sanno che... [Oct. 31st, 2008|02:30 pm]
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sono l'unica ragazza che quando fa shopping piange e soffre di tachicardia, perchè dietro la tenda del camerino c'è sua madre, detta altrimenti l'inarrestabile Mastino dell'indecisione.

In questi giorni ho capito per quale motivo io riesca e a rendermi invisibile, e a essere la persona più appariscente del mondo: la prima è perchè le pessime figure collezionate in questi anni mi impongono di stare schiscia, la seconda è perchè, porca puttana, ho preso qualche gene malato da mia madre.

---§---

Alla fermata
Io: Non so cosa succeda alla 60 in questi giorni è sempre in ritardo!
Lei: Eh cara succede quel che succede al Paese.. *
Mi zittisco basita e vergognosa dei suoi procedimenti mentali - logici.
Saliamo sull'autobus e lei corre per prendere un posto, io con calma mi avvicino e sussurro "Ma sono solo due fermate.."
lei urlando - Beh ho pagato per sedermi e quindi mi siedo * - poi sorride e cerca consenso, ottenendo sguardi di commiserazione, mentre io faccio finta di non conoscerla e trattengo la nausea che già principia attorcigliandomi lo stomaco.
Alla prima fermata si alza e cambia posto, continuando ad urlare - Vedi mi avvicino alla porta -
Io mi metto a contare, ma non riesco a trattenere il rossore, lei, che non vuole assolutamente nè mettermi in imbarazzo, nè coinvolgere tutti i passeggeri, prosegue lo show strillando - Tesoro ma cosa ti prende? Sei tutta rossaaaa! -

Arriviamo al Coin - dopo aver passato due giorni a girare per Milano per comprarmi un cappotto decente, dopo due giorni di liti ansia strilli, quella cretina della commessa ha battutto sbagliato il codice, facendoci sborsare più del necessario e costringendoci a tornare per avere indietro i dindi - e il Mastino si fionda sulla prima commessa che incontra, aggredendola e dandole dell'incompetente; così, cercando di essere il più gentile possibile (immaginate della carta vetrata), tranquillizzo la ragazza che sta per mettersi a piangere e spiego a mia madre che deve rivolgersi:
- alla cassa
- al piano giusto.
Il Mastino cade dal pero, mentre io mi domando se non debba veramente sottoporla ad un test per vedere a che livello di demenza senile sia giunta...ma lei persegue nell'aggressione verbale puntando, questa volta, sulla cassiera del piano giusto e non lasciandosi sfuggire l'opportunità di mostrarmi ad ogni piano nuovi cappotti: perchè è inutile che io abbia già fatto la mia scelta, perchè la cosa importante è continuare ad avere e creare dubbi, ma soprattutto "Se hanno battutto male, allora ne prendi uno che costa di più e li obbligo a farti lo sconto" * . Dio che tristezza, perchè sono qui? Io sto letteralmente morendo e proseguo imperterrita a contare i miei respiri e a guardare l'orologio, perchè ho lasciato il gulash sui fornelli, affidando il rimestamento all'incapace sorellina.
La cassiera risolve tutto e cerca di calmare mia madre, ma vedendo che questa prosegue la filippica come un disco rotto, mi guarda e, sorridendo, mi dice: Buona giornata. Indecisa se picchiare lei o il Mastino torno verso le scale mobili, sempre seguita dallo strillo ambulante.
Risaliamo sull'autobus, si siede e continua a blaterare del cappotto, ovviamente in modo tale che tutti, persino l'autista, possano sentire bene le cose importantissime che lei ha da dire a riguardo e, essendo riuscita nell'intento, comincia a sorridere ed inclinare la testa verso gli astanti. Non ce la faccio più "Mamma, stai parlando di un pezzo di tessuto. E' solo un cappotto. Non è nulla di più di quello che sembra: un cappotto. Mi piace, l'ho comprato. Punto. Non c'è altro da dire." lei è adirata come una biscia - perchè le ho rovinato lo spettacolino Mia figlia ed io siamo amiche (che nella versione proiettata nel mio cervello è un quiz televisivo: Quanti neuroni ha mia madre?) - ed esclama: Parlare con te è come parlare con un muro. Parlare con me, eh, non con lei.

Già questo breve episodio dovrebbe rendere l'idea del personaggio che è il Mastino, ma per meglio chiarire specifico che:
- far star zitta me è compito arduo e pressoché impossibile per essere umano;
- per quanto io tenti diperatamente di comunicare colle commesse dei negozi, queste non riescono a sfuggire alla morsa di demenza e parole che le attanaglia appena il Mastino apre bocca;
- nonostante io abbia 23 anni nessuno all'interno della famiglia mi ritiene abbastanza responsabile nè degna di fiducia (la prima regola per me è ricordarsi sempre di essere un pericolo per se stessa e per gli altri) per poter svolgere da sola un compito così arduo come lo scegliere un cappotto: i soldi della famiglia vanno tutelati sguinzagliando il Mastino (rinomatamente comunis-snob-ignorante) 

Non è abbastanza per descriverla. Non è abbastanza, quindi ecco anche il resoconto disastroso dell'acquisto di un completino intimo.
Mastino: Voglio quel modello di reggiseni preformati ma senza ferretto, perchè col ferretto mi si infiammano le ghiandole sotto l'ascella
Commessa simpatica darke: Che taglia porta?
Mastino: Oh, ma non è per me, è per mia figlia
Commessa: Bene, che colore vuoi e che taglia porti?
Io: Vorrei un reggiseno in pizzo, come quello, e col ferretto
Mastino: Guarda che ti si infiammano le ghiandole
Commessa: Dipende, c'è a chi da fastidio e a chi no
Mastino: Beh a me dà fastidio, quindi niente ferretto
Io:  Ecco, io porto il ferretto da quando sono alle medie e, dato che io ho una quarta e le costole in vista mentre tu hai la prima e sei una botte, mi fai la cortesia di farti i cazzi tuoi.

Io lo so che son cattiva quando sbotto e so anche che la competizione tra mammelle risulta buffa quanto una misurazione di peni, ma cribbio quella donna è Satana in persona. Esiste solo lei, nessun altro ha il diritto di pensare o dire cose diverse da quelle che lei prevede, ma la cosa più terribile è che è senza freno, non ci si riesce a opporre nè colle buone nè colle cattive. E' Satana.



* : affermazioni strettamente correlate se si vuole analizzare la situazione in cui versa l'Italia da sempre.

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Periodaccio [Oct. 28th, 2008|09:42 pm]
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Se il mondo si dividesse in buoni e stronzi non varrebbe la pena di nutrire tanta curiosità di vivere. Si dà proprio il caso che gli stronzi siano o vogliano essere buoni e che i buoni siano o vogliano essere cattivi. Sembra semplice destreggiarsi tra buoni-stronzi e stronzi-buoni, ma non lo è. Affatto. E la cosa peggiore è sentire mente e corpo fare le bollicine come una bottiglia di coca cola agitata e non poter spruzzare nulla e nessuno, ma solo assuefarsi di gas autoprodotti e morire lì con una bollicina sull'angolo destro della bocca.


" - Non ci posso credere - disse Karen. - Prima papà, e adesso il nonno. Non poteva viveresenza di lei. Marilyn non avrebbe dovuto buttarlo fuori.
- Forse non poteva vivere con se stesso, - disse Sunset.
- Secondo me l'amava. Secondo me nonna gli mancava.
- Secondo me gli mancava qualcuno da menare."


Tramonto e polvere
, Joe Lansdale
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Sono una testa di minchia [Oct. 22nd, 2008|05:47 pm]

Sono riuscita a litigare su feispuk con un amico [quello della donna angelicata: no cacca, no occhiaie, no vita di coppia] e tutto perchè scherzando mi ha dato della ninfomane. So benissimo che stava scherzando, eppure, siccome non è la prima volta che mi viene appioppato questo termine mi ha urtata profondamente, forse perchè son ben conscia di non esserlo.

Ho la fortuna di essere cresciuta così: senza peli sulla lingua, senza paura di dire fare baciare lettera e testamento. So di essere estremamente diretta e la cosa scoccia a molti - a volte pure a me - eppure se mi danno della ninfomane, facendo loro i diretti, sclero.

Mi dà estremamente fastidio vedere una definizione piombarmi addosso senza avere nemmeno dei requisiti basici di verità. Avanti, se volessi, ma soprattutto fossi veramente ninfomane avrei la coda davanti alla porta, eppure, guarda caso, non solo non c'è ma sono pure fedele - fisicamente e sentimentalmente. Mi arrogo il diritto di selezionare i maschi e le femmine che mi piacciono e se mi va, commento pure a voce alta. Inspiegabilmente quando le donne devono esporre il loro giudizio su un uomo finiscono col cadere in capannello di testoline frenetiche che emettono bizzarri risolini acuti. A me sembra molto più facile dire me lo scoperei punto. Che problema c'è? Perchè l'italico pene può guardare le tette della cameriera e parlarne cogli amici sorseggiando la birretta - davanti alla sua consorte - , mentre se lo fa una ragazza deve immediatamente essere definita in qualche modo..arrapata, ninfomane, fissata.. Non ci penso nè più nè meno degli altri, ma dato che altri commentano a voce alta perchè mai io non dovrei farlo?

E poi, sostanzialmente, il problema di dire fare baciare & co. c'è dalla nascita. Quand'ero piccola i miei genitori decisero che non mi avrebbero più portato a mangiare fuori a causa delle mie continue infatuazioni. Era imbarazzante vedere uno scricciolo sdentato di cinque anni sbattere le ciglia, dietro a un paio di grossi e tondi occhiali rossi, e fare la seduttiva col cameriere di turno. Insomma, sostanzialmente io ci avevo preso gusto in Cile con mio cugino [mio cugggino mio cugggino]. Lui aveva proprio una fissa per il mio sedere, per quanto -inizialmente- mi arrabbiassi e gli urlassi in italiano di smetterla, non la piantava di toccarmelo. Avevo quattro anni e lui sette, lo detestavo: non mi parlava, non capiva quello che gli dicevo, ma proseguiva imperterrito la sua palpazione. I nostri genitori stavano impazzendo, soprattutto dopo un lungo viaggio in jeep fin sulle Ande (per fare i bagni termali in una pozza naturale d'acqua calda con, a meno di un metro di distanza, la neve) che ci aveva tenuti inchiodati ai sedili per molte ore: ovviamente, senza impedire a me di strillare e a lui di toccare.
Tornata a Milano, scoprì la nostalgia e delle colazioni col pane tostato e di mio cugino, che tra l'altro non ho più rivisto da allora, nemmeno in foto. 

La morale è la seguente: se da piccola vieni considerata carina e intraprendente, da grande ricordati che sarai solo una ninfomane.
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Cose urticanti [Oct. 17th, 2008|11:00 pm]

Elisa ha scoperto l'ultima stronzata dei telefilm: In treatment

Sebbene e la prima e la seconda puntata siano: banali, prevedibili fin dal primo fotogramma e, tutto sommato, inutili, non riesco assolutamente a smettere di guardarlo. Curiosità. Sono troppo curiosa di sapere i fatti altrui, televisivamente parlando.
Voglio proprio saper se Laura, una donna così stupida da essere il cliché di se stessa, riuscirà mai a comprendere la propria stupidità...ovvero: se il copione, di default, prevede che la paziente si innamori dell'analista perchè non imporsi di evitare un inconveniente spiacevole umiliante e, appunto, banale? Che tristezza.

Il dramma è che sicuramente prima di dormire mi farò i film mentali su queste due puntate.. Se mai dovessi andare a raccontare i fatti miei ad uno psicanalista come potrei sceglierlo? Il dilemma è: uomo o donna? L'uomo può andare ma dopo un po' mi darebbe sui nervi, non mi fiderei mai, quindi gli racconterei un mucchio di frottole o cercherei di raccontargli quello che, mi sembra, voglia sentirsi dire. E colla donna sarebbe ancora peggio, perchè la odierei dal primo istante e direi solo cose per irritarla..a pelle la vorrei già picchiare. A nessuno dei due sessi concedo il beneficio del dubbio di essere più intelligente di me [a volte posso essere un pelino presuntuosa] e, quindi, in grado di capire, ma soprattutto non posso fidarmi dell'essere umano.
Io mi fido soltanto del mio coniglio di peluche, è lui il vero repositorio di segreti inconfessati. Potrei portarlo in terapia - poverino, quante gliene ho fatte passare - e lasciarlo lì a raccontarmi.
E se un terzo del mio cervello risiedesse nello stomaco del pupazzo? Oppure, rivelazione ancor più sconcertante, se il mio vero sentire fosse il coniglietto di peluche stesso? Magari tutte le espressioni di emozioni mancate sono dentro di lui come in un vaso di Pandora. Allora se l'analista lo facesse parlare io resterei praticamente nuda con tutte le emozioni mai manifestate che si manifestano improvvisamente. No no. Non ci mando manco la palla di pelo.

Forse potre fidarmi di un gay/lesbica..
O meglio un trans...ecco un trans, sì mi garba.

E l'ultimo dilemma è: come aiutare lo psicanalista a capirmi se son la prima a gestirmi come se avessi due cervelli separati? Come spiegargli che in realtà un terzo cervello creerebbe solo più casino - a meno che non ci si voglia buttare sul menage a trois - e che in realtà la cosa migliore sarebbe che il suo lavoro non esistesse per niente (anche perchè così potrei risparmiarmi l'errata analisi freudiana dei testi di Calvino)?



Una cosa è certa: l'inverno non mi troverà impreparata senza un telefilm da guardare!

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E' venerdì! [Oct. 17th, 2008|03:42 pm]
[Tags|]
[Current Music |nel.letto.di.lucia.]




..sorridi e sopprimi ogni tua gelosia nel letto di Lucia

falsifichi assegni cambiando grafia nel letto di Lucia

dipingi scommetti e ti scordi la via nel letto di Lucia

guarisce d'incanto la tua malattia nel letto di Lucia

il prossimo anno ci porto tua zia nel letto di Lucia

non trovi mai nebbia penombra o foschia nel letto di Lucia

vorrei ritrovarti vorrei fossi mia nel letto di Lucia

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Ringraziamenti ufficiali [Oct. 16th, 2008|04:50 pm]


Tiamobancario mi ha gentilmente portato dalla Spagna una bottiglia di Cuarenta y tres
 



un libro per cucinare assieme le tapas [papas ali y oli, papas bravas, tortilla e quant'altro]...mi ha regalato anche un grembiulino nero a pois, tutto fronzoli, che lascia prevedere una sessione di cucina veramente hot.

Cibo + alcol + grembiule secsi...secondo me sta cercando di dirmi qualcosa.





 

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